Omeopatia

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Omeopatia

 

L’omeopatia cura i più svariati tipi di patologie, di carattere sia fisico che psicologico. Essa interpreta le varie sintomatologie come la manifestazione della stessa malattia che si è presentata nell’organismo sotto forme diverse. Per questo motivo l’omeopatia risulta spesso particolarmente indicata per quei pazienti affetti da patologie già trattate dalla medicina ufficiale e ormai cronicizzate. Costituisce anche un’ottima medicina preventiva e risulta molto efficace nella disintossicazione dell’organismo dopo una cura farmacologicamente pesante. Buoni risultati si ottengono con le malattie psicosomatiche. Per il suo carattere non invasivo, ottiene ottimi risultati con i bambini, particolarmente ricettivi ai rimedi omeopatici.

 

L’omeopatia considera l’essere umano un sistema biologico dotato di un elevato grado di ordine che si mantiene senza l'intervento di alcun agente ordinatore esterno. Questo ordine si basa sull’intima connessione tra la produzione e la dissipazione di energia da parte dell’organismo. Un ostacolo a questo flusso di energia costituisce la premessa alla malattia, in quanto essa viene utilizzata dal corpo per mantenere il proprio ordine interno. Questa visione unitaria della persona porta il medico omeopata a considerare ogni patologia, per quanto simile, diversa da un’altra e ogni paziente una singola individualità, unica e distintiva.

 

Come indica l’origine stessa del termine, dal greco homoios, “simile”, e pathos, “sofferenza”, l’omeopatia applica clinicamente il principio di similitudine, utilizzando sostanze, a dosi non tossiche, in grado di provocare in un uomo sano i disturbi più simili a quelli riscontrati nel paziente. Di origine vegetale, minerale o animale, i rimedi omeopatici vengono somministrati in forma diluita e dinamizzata, attivi quindi anche a dosi infinitesimali, stimolando la fisiologica capacità di reazione dell’organismo alle malattie, sia fisiche che psicologiche.

Al contrario di quanto accade nella medicina ufficiale, l’intento non è tanto quello di sopprimere la malattia, quanto di espellerla definitivamente, in modo tale da evitare che si possa ripresentare sotto nuova forma in altre parti del corpo. La somministrazione del rimedio corretto porta alla progressiva guarigione dei sintomi, che spariranno dall'alto verso il basso, dall'interno verso l'esterno, da quelli più recenti a quelli di origine più remota.

 

L’omeopatia nasce alla fine del ‘700 per intuizione del medico tedesco Samuel Hahnemann che, riprendendo il pensiero del medico greco Ippocrate (III secolo a.C.) e del medico tedesco Teofrasto Bombast von Hohenheim detto Paracelso (1493-1542), arrivò a formulare il principio della similitudine, che stabilisce un legame tra l’azione terapeutica di una sostanza medicamentosa e il suo potere tossicologico.

In Italia, l’omeopatia arrivò per la prima volta attraverso il generale austriaco Radetzky che riuscì a guarire da un'infezione a un occhio grazie al rimedio omeopatico somministratogli da un medico di corte. Oggi l’omeopatia è ampiamente diffusa ed è oggetto di una formazione specifica e complementare agli studi di medicina generale presso università e scuole private. La prescrizione dei medicinali omeopatici spetta esclusivamente ai medici e ad alcuni professionisti del settore sanitario.

 

Omotossicologia

 

L’omotossicologia è una branca dell’omeopatia che si pone come obiettivo l’eliminazione delle tossine, le cosiddette “omotossine”, attraverso la dieta, i rimedi naturali appropriati, l’attivazione degli emuntori, i sistemi dell’organismo deputati all’eliminazione.

Parallelamente, l’omotossicologia svolge un’opera di attivazione delle difese immunitarie servendosi del ripristino dei sistemi biochimici cellulari e della scelta del rimedio omeopatico opportuno.

 

Medicina antroposofica

 

La medicina antroposofica deriva dall’antroposofia, movimento iniziato da Rudolf Steiner all’inizio del secolo scorso. Al pari di omeopatia, ayurvedica e agopuntura, rientra nelle medicine non convenzionali (MNC) riconosciute dal Ministero della Sanità. Si occupa di cercare nei sintomi presenti e nella biografia del paziente i segni dello squilibrio che porta alla malattia. In questo modo, si propone non solo di curare le patologie, ma anche di prevenirle.

 

Diversamente dall’omeopatia, che sottolinea qual è il meccanismo patologico in atto, la medicina antroposofica suggerisce all’organismo il principio “sano” a cui fare riferimento. I rimedi utilizzati derivano dal regno animale, dai vegetali e dai minerali, dinamizzati o ponderali, assunti per bocca, come iniezioni o come unguenti topici. Spesso vengono prescritte anche terapie più individuali, specifiche per il singolo paziente.

 

Le patologie di cui si occupa la medicina antroposofica sono molto varie e vanno dalla cura dei neonati e delle donne in gravidanza a quella dell’adulto, dalle malattie croniche a quelle più acute fino all’assistenza del fine vita.

Per le patologie più gravi che necessitano delle imprescindibili cure allopatiche, la medicina antroposofica affianca le terapie convenzionali con rimedi che aiutano l’organismo stimolandone le forze di autoguarigione e contrastando gli effetti collaterali che talvolta accompagnano i trattamenti più aggressivi.

Dr. Sigfrido Forcellini