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OSTEOPATIA PEDIATRICA

Trattamento osteopatico in fase neonatale: un caso di successo

Grazie al trattamento osteopatico e all’allattamento al seno, un bambino di 3 mesi e mezzo con diagnosi di microsomia facciale giunge dopo due anni alla remissione totale della patologia evitando l’intervento chirurgico

Racconterò in questo post la storia di Tommaso (per ragioni di privacy il nome è di fantasia), un bambino che ho iniziato a seguire in età neonatale e il cui caso mi pare emblematico per spiegare il ruolo che può svolgere l’osteopatia pediatrica, al di là delle teorie.

Tommaso è arrivato da me a 3 mesi e mezzo per un problema di reflusso.

A una prima analisi notai subito che il bambino presentava un'asimmetria alla testa, un’anomalia abbastanza frequente nei neonati e che costituisce una delle principali aree d’intervento dell’osteopatia pediatrica. Tuttavia, questa asimmetria non corrispondeva ai criteri standard, di conseguenza, su nostro consiglio, la mamma sottopose la questione al pediatra che richiese analisi più approfondite. Esclusa a priori la TAC in quanto troppo pericolosa su un bambino con ancora le fontanelle aperte, decisero di procedere con un’RX, da cui risultò che la parte sinistra della mandibola aveva un deficit di maturazione. Il bambino fu così inviato al maxillofacciale per sospetto di microsomia emifacciale. Dopo il consulto presso il reparto di Chirurgia maxillofacciale dell’ospedale di riferimento, fu consigliato di procedere con un’operazione chirurgica quando il bambino avesse raggiunto i 2-3 anni di età, in quanto si supponeva una microsomia importante.

Nell’attesa, i genitori decisero di andare avanti col trattamento osteopatico, seguendo il consiglio della Dott.ssa Fontanesi, neuropediatra.

Cominciai a vedere Tommaso con regolarità, inizialmente una volta alla settimana per 7 settimane, poi una volta al mese.

Nel frattempo, mi consultai con alcuni colleghi odontoiatri, lo studio della Dott.ssa Brancolini e del Dott. Bencivenni di Rubiera (RE). Il consiglio generale che emerse fu quello di prolungare l’allattamento al seno fino ai 2 anni di età.

Il movimento di suzione poteva favorire infatti l’accrescimento naturale della mandibola e il latte materno avrebbe fornito il fabbisogno nutritivo necessario. Inoltre, l’allattamento al seno a richiesta svolge un ruolo molto importante in caso di reflusso gastroesofageo, non solo per gli aspetti meccanici e nutritivi, ma anche per i riflessi psicologici e affettivi che ha sul bambino.

Con la visita di controllo maxillofacciale effettuata dopo un anno arrivarono i primi risultati positivi, tanto che l’intervento fu posticipato ai 6-7 anni. Continuai così a seguire il bambino anche durante il secondo anno di vita vedendolo ogni 40 giorni circa, finché, al successivo controllo, il medico di riferimento comunicò, con sua grande sorpresa, che non sarebbe più stata necessaria alcuna operazione.

Ora Tommaso ha quasi 4 anni, sta benone, il suo sviluppo muscolo-scheletrico procede a ritmi normali e i suoi genitori appaiono notevolmente risollevati.

Questa che ho raccontato non è una favola, ma ha comunque una morale, anzi, due: il trattamento osteopatico in età precoce può dare risultati straordinari, arrivando anche a evitare terapie molto invasive, sia chirurgiche che farmacologiche; in secondo luogo, la collaborazione tra esperti nelle diverse discipline è fondamentale per riuscire a individuare percorsi terapeutici meno convenzionali ma più focalizzati sul singolo paziente. Poiché, non mi stancherò mai di ricordarlo, ogni paziente è diverso da un altro, anche a fronte della medesima patologia.

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